Incesto

Nel codice penale italiano, l’incesto é trattato tra i “delitti contro la morale familiare”. Chi commette incesto “in modo che ne derivi pubblico scandalo”, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Che diventano da due a otto nel caso di relazione incestuosa. Perché sia considerato reato, quindi, l’incesto deve creare pubblico scandalo, deve cioè portare un profondo senso di turbamento e disgusto in un numero indefinito di persone estranee alla cerchia familiare dei protagonisti. Dunque, se vi sono rapporti sessuali segreti tra persone unite da un legame di sangue o affini in linea retta, non c’è reato. Fratelli e sorelle, padri e figlie, madri e figli, nonni e nipoti, suocera e genero, nuora e suocero sono punibili dal codice, pertanto, solo se incauti. Se, cioè, rendono palese l’atto o la relazione sessuale al punto da scandalizzare qualcuno. Naturalmente l’incesto può esserci anche tra fratello e fratello, tra suocero e genero, tra nuora e suocera, e via dicendo. L’importante, perché sia salva la moralità della famiglia e tutelata la serenità della gente, è che non si racconti, non si sappia, non nascano figli. E, se nascono, non sempre possono essere riconosciuti, perché sono la prova tangibile dello scandalo. In conclusione, per il Codice italiano, l’incesto è un tabù. Si può fare, ma non si può dire. La scienza medica, poi, sconsiglia la procreazione tra consanguinei, perché aumenta il rischio di fare emergere malattie ereditarie, anche latenti. In Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo e Lussemburgo, l’incesto è stato depenalizzato. Così come già era avvenuto in Giappone, Cina, Turchia, Argentina, Brasile, Russia e Costa d’Avorio. E’ tutt’ora reato, oltre che in Italia, in Danimarca, Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti. E in Germania, dove in questi giorni, vi sono grandi discussioni per la storia dei fratelli di Lipsia, Susan e Patrick. Lui è in carcere, lei ha avuto quattro figli da lui ma, poiché ritardata mentale, alcuni sono in affidamento. I due fratelli, separati da piccolini, si sono conosciuti adolescenti e subito innamorati. Tre dei loro figli sono portatori di malformazioni genetiche. Entrano ed escono dal carcere, ma non riescono a staccarsi l’uno dall’altra e continuano impavidi la loro battaglia per affermare la libertà sessuale estrema, oltre i limiti familiari previsti dalla legge. E’ una storia particolare la loro, se non altro perché si sono conosciuti da grandi e sono privi di un patrimonio comune emotivo e di intimità. Per di più stanno dimostrando la forza del loro sorprendente legame. Per questo la società tedesca e i giuristi stanno combattendo su fronti opposti nell’obiettivo di modificare la legge. E’ difficile, però, prendere posizione quando la coscienza è scossa alle fondamenta di una costruzione sociale, educativa e psicologica così stratificata. Forse, sarebbe più giusto che l’incesto, se reato, fosse considerato un delitto contro la persona e non contro la morale familiare. Se non altro perché la libertà di uno dei protagonisti può non essere libera, ma condizionata dallo squilibrio dei rapporti familiari. Tuttavia, codice penale a parte, non si può decidere che l’incesto sia da punire solo perché c’è il rischio che nascano figli non sani. Non esiste una legge che, per lo stesso motivo, vieti la procreazione ai non parenti. Se questa fosse la ragione, addirittura staremmo parlando di eugenetica, di selezione di nascituri. La legge tedesca in parte, forse, va interpretata in questo senso: Patrick, infatti, ha voluto farsi sterilizzare, nella speranza di vivere in serenità e pubblicamente la sua storia sentimentale con la sorella. In conclusione, in Italia, l’incesto non è di per sé un crimine. Lo è, appunto, solo se rivelato. L’omicidio è un crimine sempre. La violenza sessuale anche. Contro la persona. Un reato protetto dalla privacy, allora, come l’incesto, non è più un reato? C’è forse ipocrisia e paura nel trattare quest’argomento. Sono certa tuttavia che, quantomeno i cattolici, non lo ritengono dannoso solo perché foriero di figli malformati. Se così fosse, non avrebbero tanto ostacolato l’ipotesi di diagnosi pre-impianto nella legge sulla fecondazione assistita. E, dunque, di che cosa stiamo parlando? Della morale familiare, dice la legge. E la famiglia, dice sempre la legge, non deve dare né subire scandali. E’ la famiglia in sé il bene che la legge vuole proteggere. Non le singole persone. Dunque, se questa è la legge, continuiamo “a lavare i panni sporchi in casa “.

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