Madri in fuga

Madri con la pistola protette dal burka del buonismo Da un mese una madre (psicologa) è sparita con la figlia di 5 anni. Potrebbero essere morte entrambe, uccise, sequestrate. Eppure magistrati civili e penali e forza pubblica, malgrado allertati da denunce e istanze, a oggi non danno risposta a un padre devastato dall’angoscia. La convinzione di tutti è, infatti, che la madre sia volontariamente scomparsa, che abbia ritenuto suo diritto sparire con la bimba e che alla piccola non possa accadere nulla di male. “Tanto è con la mamma”, questa è la risposta che il padre si sente dare dagli inquirenti e dai familiari di lei. Ma se fosse stato il padre a rapire la figlia, l’atteggiamento generale sarebbe lo stesso? O avrebbe lui alle spalle orde di cani lupo, Interpol e kalashnikoff? Purtroppo, il padre è sempre un orco e la madre una fatina, vittima del suo amore materno. Ma quale amore? Non c’è amore se non c’è rispetto dei diritti civili, affettivi e sociali di un minore. Non c’è amore, ma rabbia vendicativa, quando una madre disprezza i provvedimenti del Tribunale che le hanno dovuto imporre di sottostare alle direttive dei Servizi Sociali per permettere alla figlia di incontrare il padre. Come è sacrosanto diritto di questa bimba, tuttavia negatole proprio dalla madre che ha in odio il papà. Non c’è amore se strappi una piccola al suo contesto sociale, alla trama affettiva di ogni giorno, per farla vivere da clandestina in un luogo sconosciuto, con la sola presenza di una madre avida e vorace di tutti i sentimenti della figlia. Non c’è amore se sottrai una piccola anima in formazione, sottoposta purtroppo ai traumi di una madre destabilizzante, alla terapia psicologica che avrebbe dovuto restituirle serenità e che avrebbe potuto ricomporre nel suo cuore la figura paterna, così denigrata e stracciata dalla rancorosa mamma. Ma come mai questa madre così poco mamma, ha potuto impavida, arrogante e senza colpo ferire, sequestrare di fatto sua figlia e sparire dal mondo senza lasciare traccia di sé? Da dove trae la sua forza, oltre che dal simbiotico bisogno di non “dividere” la figlia col padre? Dalle capacità economiche della famiglia? Dall’appoggio di persone influenti? Dalla certezza della inefficienza della giustizia? Forse anche, ma soprattutto dall’essere una madre. Nessuno tocchi la mamma. Malgrado una legge che ha fatto tanto discutere e che ha creato fallaci aspettative nei padri, oggi i giudici continuano a non avere il coraggio di negare i figli alle madri, per quanto drogate,pazze, anaffettive, incapaci. L’amore materno dato per scontato piega ancora molti magistrati, psicologi, poliziotti e agenti carcerari al compromesso e all’inettitudine più vergognosa. Così manipolando e ipotecando il futuro di bimbi innocenti e bisognosi di rispetto. Il pregiudizio dell’esistenza dell’istinto materno e della positività di qualsiasi specie d’amore materno, ha creato almeno tanti danni e infelicità (in Italia) quanti ne ha prodotti la violenza maschile. Eppure si continua a proteggere la donna maltrattata ma non si vogliono alzare i materassi che nascondono centinaia di figli maltrattati. Nel segreto delle loro case. Da madri frustrate e incapaci. Da madri tanto cattive da considerare i figli propri oggetti di divertimento, conquista, sperimentazione. Armi contro la vita e gli altri, ma gingilli per sé. Madri con la pistola, che si fanno beffe oltre che dei bimbi stessi, dei loro padri, dell’autorità, delle istituzioni. Nascoste sotto il burka confezionato dall’ipocrisia e dal buonismo micidiale di una società cieca e adolescente. Questa è la vera forza di una madre che rapisce il figlio. E se questa piccola bimba non tornerà al più presto nel mondo dove è nata, cosa potrà mai pensare del suo papà che, per quanto lei possa sapere e capire, non ha fatto nulla per ridarle la sua vita di tutti i giorni? Egli non può fare nulla. Deve affidarsi alle istituzioni e fidarsi di loro. Deve essere prudente nell’agire, altrimenti lo puniscono per non avere rispettato la legge. Lui, che subisce la violenza, come sua figlia, deve sapere aspettare, ingoiando il dolore liquido dell’impotenza. Quale sarà nel frattempo, ora per ora, il racconto quotidiano di una mamma che non rispetta la figlia e odia il papà? L’amore è un’altra cosa. E forse questa piccola non lo saprà mai. E’ già troppo tardi. ,Annamaria Bernardini de Pace

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