La Follia omicida scatta quando l’altro se ne va

La richiesta di separazione ha, per molto coniugi, l’effetto emotivo devastante di un tradimento: incomprensibile, inaccettabile, offensivo. Doloroso. Diversi sono i modi di reagire, determinati dal grado di cultura sociale e sentimentale di chi subisce la scelta dell’altro nella coppia. Una scelta, sia quella del tradimento che quella della separazione, che fa emergere l’autonomia di pensiero e la capacità dell’agire individuale che stridono col progetto di coppia più o meno consolidato. Stridono, soprattutto, con le aspettative, la fiducia, le sicurezze personali. Impongono l’immediato cambiamento della vita, la ricerca di altri punti di riferimento, suggeriscono l’immagine negativa e perdente di sé. Quasi sempre di colpo, all’improvviso: anche se si intuivano i sintomi di comportamenti “deviati” dell’altro, si fingeva di non crederci. Fino alla rivelazione irreversibile. Chi ha sentimenti profondi ed educati, quasi sempre inscindibili dalla dignità e dalla consapevolezza di sé prende atto della situazione – tradimento o richiesta di separazione che sia – e, pur soffrendone anche molto, sa assumere decisioni concrete e sane che portano in ogni caso a separare la vita precedente da quella successiva. Tutta da reinventare e da vivere con presupposti e tonalità affettive differenti, anche quando chi tradisce viene accettato come tale e non rifiutato per sempre. Altri, invece, ingaggiano una battaglia compulsiva per riacquistare la padronanza del territorio: seducono, minacciano, piangono, perseguitano il terzo incomodo, inventano qualsiasi trappola emotiva per escludere l’obiettivo della separazione e mantenere lo status quo ante fino perfino se caratterizzato oramai da noia e indifferenza. Altri ancora reagiscono con la violenza che segnala lo stato brado della loro anima e del loro pensiero. Si oppongo alla separazione coi ricatti, le vendette, la violenza fisica. Considerano la scelta di libertà dell’altro un’aggressione al proprio onore sociale che, a volte, deve essere lavata col sangue di tutta la famiglia e nel modo più trucido possibile. “Se non vuoi stare con me e non devi neppure esistere senza di me. E con te i nostri bambini che sono il segno di quello che eravamo e non saremo più”. Questo, immagino, che dicano i pluriomicidi familiari un attimo prima di accoltellare, strangolare, ammazzare in altri modi biechi le vite umane con le quali avevano condiviso il risveglio mattutino, l’allegria del Natale, la spensieratezza delle vacanze e anche la fatica dolce della quotidianità. Eppure, la richiesta di separazione è un diritto che il nostro codice riconosce all’altro dal contratto matrimoniale quando la convivenza diventa intollerabile e non è più fonte di nutriente serenità – anche per uno solo dei coniugi – la legge autorizza il distacco, nel rispetto dei reciproci doveri e diritti. Lo si dovrebbe insegnare ai bambini per farli crescere adulti educati a vivere. Il tradimento, invece, non è mai attuato in nome della legge, ma suggerito dall’egoismo e dall’irresponsabilità affettiva. Anche questo si dovrebbe imparare sin da bambini. Il tradimento, infatti, può uccidere i sentimenti. E in realtà non è poco. Ma la richiesta di separazione non dovrebbe potere mai più uccidere preziose vite umane. Se continuano queste stragi le istituzioni statali, rimanendo inerti, ne diventano corresponsabili. E’ impensabile, infatti, che violenze così gravi non siano state negli anni precedute da maltrattamenti continuati, forse denunciati, e mai correttamente indagati.

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